L’Intelligenza Emotiva  

May 26, 2022

Partiamo da questo enunciato: intelligenza viene dal latino intus-legere e significa “vedere dentro”: quindi è più intelligente chi vede oltre la superficie delle cose, chi sa guardare in profondità.  

La capacità di leggere le nostre e le altrui emozioni è alla base della vita di relazione, anche sul lavoro. Capire se stessi e saper “diagnosticare” le proprie emozioni e le proprie necessità è il primo passo per riuscire a capire (davvero) gli altri.  

L’intelligenza emotiva: è la capacità di vedere oltre le emozioni e di comprendere che cosa succede nella nostra e nell’altrui mente quando ci emozioniamo. È la capacità di creare connessioni, tra quanto avviene nel corpo e nella mente per utilizzare tutto questo a favore del benessere nelle relazioni sia di business che di life.  

Essere un soggetto con un alto livello di IE significa essere empatico e cogliere i segnali lanciati dagli altri, magari attraverso la comunicazione non verbale.  

Capire stati emotivi e cognitivi degli altri ci permette di avere una doppia lettura di ciò che la persona sta dicendo: capiamo come organizza il pensiero e il sistema valoriale. Mi pare fondamentale ascoltare e cercare di analizzare COME me le sta dicendo:  

  • come organizza il pensiero?  
  • su quali emozioni fa più leva?   
  • ci sono distorsioni cognitive? es. devo, devo, devo  
  • fa uso dell’umorismo? Questo è un mezzo per sciogliere situazioni di impasse.  

 

“L'Intelligenza Emotiva è la capacità di motivare se stessi, di persistere nel perseguire un obiettivo nonostante le frustrazioni, di controllare gli impulsi e rimandare la gratificazione, di modulare i propri stati d'animo evitando che la sofferenza ci impedisca di pensare, di essere empatici e di sperare.” (Goleman)  

Una persona intelligente emotivamente non ti riversa l’essere frustrato addosso, sa modulare gli stati d’animo e controllare gli impulsi.   

I 5 elementi dell’intelligenza emotiva:  

  1. Consapevolezza di sé: individuare con precisione le emozioni e capire come esse incidono sulle nostre azioni.   

 “L’autoconsapevolezza – in altre parole, la capacità di riconoscere un sentimento nel momento in cui esso si presenta – è la chiave di volta dell’intelligenza emotiva.” (D. Goleman)  

Es.: quando un bambino impara a parlare, deve apprendere i vocaboli con cui esprimersi prima di poter comunicare con gli altri. Per cui, se tuo figlio è arrabbiato perché non gli permetti di mangiare i dolci prima di cena, è cosciente del fatto che si sente arrabbiato, ma non può comunicarti esattamente cosa sta provando, almeno finché non gli spieghi che ciò che sta provando si chiama rabbia.  

  1. Capacità di auto controllarsi e regolarsi per poter scegliere se agire o non agire e come reagire ai sentimenti.  

Es.: quando siedi nel tuo ufficio e senti un improvviso e forte colpo, come il suono di un’esplosione, il tuo centro emotivo processa l’evento come un pericolo e mette il tuo corpo in stato di allerta. Ma quando entra in gioco il tuo cervello razionale, ed esso verifica che non c’è alcun pericolo reale, ti tranquillizzi in modo che tu possa tornare a ciò che stavi facendo.  

“Le persone competenti sul piano emozionale – quelle che sanno controllare i propri sentimenti, leggere quelli degli altri e trattarli efficacemente – si trovano avvantaggiate in tutti i campi della vita, sia nelle relazioni intime che nel cogliere le regole implicite che portano al successo politico.” (D. Goleman)  

  1. Motivare se stessi  

 “L’unico tratto che accomuna davvero tutti i leader efficaci, se mai ne esiste uno, è la motivazione, una forma di gestione del sé che ci consente di mobilitare le nostre emozioni positive per proiettarci verso un obiettivo.” (D. Goleman)  

  1. Coscienza sociale: mantenere un controllo attivo sul punto di vista dell’altro. Rilevare le emozioni degli altri per capire ciò che accade a loro.   

Es.: gli studenti con un più alto livello di empatia sembrano in grado di prendere i voti migliori, anche se i loro compagni sono altrettanto intelligenti. Essendo capaci di riconoscere le emozioni, sono anche in grado di gestire meglio se stessi (ad esempio: sentirsi annoiati ma fare comunque i propri compiti) e sono anche capaci di comportarsi meglio negli ambienti sociali (ad esempio: sapere quando parlare e quando tacere in un determinato contesto). I ragazzini che sono in grado di disciplinarsi meglio in giovane età, sono coloro che saranno più “performanti” in età adulta.  

  1. Gestione delle relazioni: gestire con successo le interazioni sociali grazie alla consapevolezza delle proprie emozioni.   

 

A cura di Laura Isonni - “Viaggio alla scoperta delle magie del Coaching” 

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