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Perchè il tuo modo di pensare influenza le tue performance

Sep 08, 2022

La verità che in pochi, forse, ti hanno detto è che siamo in gabbia. Voglio chiarire subito che non si tratta del controllo del grande fratello di cui si parla tanto, troppo facile continuare a incolpare qualcuno esterno a noi dei nostri personali insuccessi, piccoli o grandi.

Piove, governo ladro.

Quando qualcosa va storto tendiamo a cercare fuori da noi stessi qualcuno a cui attribuire la responsabilità, lo facciamo quasi tutti, me compresa. Mi capita di prendermela alternativamente con me stessa o col tal cliente che, ignorando di ignorare, non da valore agli sforzi miei e del mio team.

La verità però è che la responsabilità è, nella quasi totalità dei casi, nostra: siamo in gabbia dei nostri stessi pensieri che ci catturano e non ci lasciano andare.

Daniel Goleman, il padre fondatore dell’intelligenza emotiva, sostiene che "abbiamo due menti, una che pensa, l’altra che sente. Queste due modalità della conoscenza, così fondamentalmente diverse, interagiscono per costruire la nostra vita mentale”.

Secondo il Buddismo la nostra mente è come una scimmia che corre a destra e manca senza saper controllare le proprie emozioni, passando dalla tristezza alla gioia in tempi record.

Ecco, la nostra mente è una scimmia impazzita che straborda di pensieri anche in netto contrasto tra loro.

Come possiamo prendere la decisione migliore in uno stato di tale confusione mentale? Eppure molti autori di mindset ti hanno detto che decidere in tempi stretti è la dote che devi sviluppare per costruire un mindset da millionario. Per me non è così.

Collegandomi al kokorogamae (spirito e atteggiamento secondo la filosofia giapponese), se ci pensi c’è un parallelismo con quanto sostiene Goleman: una parte è irrazionale (lo spirito) e l’altra pragmatica e sistemica. Gira e rigira finiamo con l’essere troppo spesso bloccati nel diverbio tra i nostri pensieri: ti senti frustrato, vorresti crescere professionalmente ma il contesto in cui attualmente lavori non te lo permette e così è come se qualcuno ti tirasse la giacchetta e ricordasse che guadagni bene, sei stimato cosa vuoi di più?

Ma a te non basta e ti senti in gabbia.

E’ giusto che tu sappia che il nostro cervello è realmente diviso in due da uno spartiacque che colloca da un lato le competenze puramente cognitive e, dall’altro, quelle dipendenti dalla cosiddetta intelligenza emotiva, collegate, appunto alle emozioni. Prima ancora di aiutarci a padroneggiare gli altri, gestire un team rafforzando la nostra leadership dovremmo essere in grado di autocontrollare i nostri pensieri e le nostre emozioni, perché questo è ciò che fa una persona dotata di un mindset KARMA.

Da un lato abbiamo, quindi, un sistema razionale che ci consente di riflettere ponderando i vari aspetti di una decisione, dall’altro la mente emozionale, illogica a volte anche irruente, sicuramente impulsiva, ci porta ad ascoltare il cuore del resto “l’essenziale è invisibile agli occhi”.

A volte si, altre no.

Non sono assolutamente la persona che ti dirà di seguire il cuore ad ogni costo anche se il libro “Va dove ti porta il cuore” è uno dei miei preferiti ed il punto focale del discorso, secondo me, sta proprio lì in alcune frasi, sapientemente orchestrate dalla Tamarro, nell’ultima pagina

“E quando poi davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere, non imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta... Quando poi ti parla, alzati e và dove lui ti porta.”

“Siediti e aspetta”, il mindset KARMA è questo, saper aspettare. Saper attendere, pazientemente, con self control che i pensieri nella propria mente facciano pace, trovino la quadra e ci permettano di salire un altro gradino.

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Tratto da "Prima viene il mindset. Il metodo K.A.R.M.A. per vincere ogni sfida. Estratto del libro disponibile qui.

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